Poesie

Poesia Elettronica _Ologrammi _Aprile 2019  NUOVO VIDEO su Youtube per trasmettere un’esperienza sensoriale:
il sapore emanato dalla poesia stocastica, quello del metallo e dell’elettricità che brucia la carne; si stende una trapunta elettrificata su un pavimento elettronico, assistiamo alla costruzione di paesaggi simili a una realtà virtuale edificata intorno a una griglia,  riecheggia la matrice di dati del ciberspazio gibsoniano.
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           Senza nome-True Color-02
  
“scarabocchi” non definitivi. Titoli volutamente omessi. 

abbiamo scalato una montagna
per arrancare verso il cielo
indossiamo occhi nuovi
estrapolati da una scatola elettrica
lasciamo tazze sporche chiacchierando tra i piattini
sulla nostra montagna ad ammorbidire un letto
nel pomeriggio lavorato
l’aria abbastanza sottile e leggera
tra le fondamenta di case erette da liberi e coraggiosi
la storia del passato
le lotte combattute per far capire agli altri
l’insediamento il sacrificio
viaggi attraverso culture e fronti infestanti
gli alberi di primavera
hanno reso grande questo monte
atti di valore
giustizia fra gli schiavi
uomini alti e saggi
hanno pronunciato parole di saggezza a tutti
aperto gli occhi di molti
hanno messo in moto un cambiamento
i pensieri mai a riposo gli antenati a rotazione
generazioni e generazioni in grado di fare ciò che volevano
non incatenate
libere nel proprio destino
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sui ponti del rione Regola
prendo aria insisto
a risciacquare amaro dal dolce
vedo e assaporo
sotto la sabbia sotto il fiume
il sale sulle ciglia
l’anima di tanti luoghi
e quella unica indivisibile
della tormenta il cui vento è come un grido
il tempo è prigioniero di un grosso libro
un pugno ai fianchi
tra chi batte i grugni sciocco sui punti di snervamento
e chi erige facilmente una fortezza oltre i trucchi e i giochi
con battute che non ho mai udito
lo si può sentire ad una frequenza che nessuno ascolta
pare il suono dei movimenti da una caduta rovinosa
tendo a perdere tempo
nella notte del rinnovamento
sono libero
fluisco
steso su un nastro che neppur si muove
in balia dei pensieri a ritirarsi nella melma
fra di noi nella velma travolta
pian piano uno alla volta
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elettricità affligge le vene
luminosità radiante descrive tutto
pedaggio pagato traccia il segno
meglio della vernice per terra
linea nella mente
bloccata in trincea
il cuore batte sempre più veloce
ispira combattimento senza fine
minacciando di inghiottire tutto
umano annegamento
il negoziatore
lo stomaco si stringe
tutto è in disordine
dai sogni incostanti
corpi sentono
il capriccio di corde invisibili
scivolano sotto le redini
di una obbedienza cieca
siamo veri per un momento
lasciamolo accadere
permettiamocelo
ora e subito

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il mondo
diventa sempre più grande
parti gigantesche di un risucchio
noi
sempre più veloci
asportati dentro un soffio
impariamo a lasciarle andare
l’alba arriva svuota scorifica
svuota le ossa come cannucce
il resto
è gettato indietro
sperando che le solite parole buttate via
non perdano il loro marchio di fuoco
qualcuno a chinarsi
per recuperarle
le può trasportare
stipare
e poi bruciare
stipare
fumare
bruciare
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sulla barca materasso mi hai portato
un corpo contuso nero e blu
ho remato
sembrava lusso
preludio di un’infezione tra le dita
gonfiate di pus
i miei amici in piedi a ballare cosa penserebbero
statue solitarie salutano e donano salvezza
sembrano pupazzi
dalla fossa della disperazione
riescono a trovarmi un combustibile per razzi
e farmi saltare via da questa cloaca
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alla fine
la gravità
dentro di me
non è mai abbastanza
aspetto sempre di vedere sponde di lagune tranquille
in attesa dell’accadere di una tempesta
in attesa di essere scatenata
tuoni sull’isola
palle di fuoco martellante
lampi taglienti
si abbattono su manto rovente e sabbia nera
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come una furiosa intensa catastrofe
commemoro la tua promessa
che fuse confutazioni e merlot
i motivi delle azioni che si perdono
ancora oggi nella nostra confusione
come transizione durante un cambiamento
attraversando il vento ti prendo alla sprovvista
fra relitti scuoiati con a bordo di tutto
cerco il punto e ti dò un pugno nel cuore
dopo un braccio di ferro eufonico e l’abbraccio
dopo averti reso pericolosa
punto preciso il pugno con il controllo del respiro
con estenuante reattività
il mondo è nel tuo ventre
dopo averti teso la costosa trama vitellina
lo faccio
con uno spruzzo itterico
forte e intemperante
con acqua dissequestrata
una cisterna raggiante fuori dal livello di pieno controllo
vengo dentro di te
tu opaca nella mia baia
abbai
ti ho donato la luce del mio fuoco caldo

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Acrostico

r-ecidive nella ignominiosa grammatica di recinto burrascoso
e-nergia di sangue freddo che si stacca e cade per terra leggermente fuori dalle linee
s-maliziate danze esplodono al capezzale del salmista
t-utte a martello in concerto per morenti
a-tecnico grigiocenere pizzo modern
t-isica calcepietra discolpata
e- drink a tanti laureandi
dicono che al termine del sic stop ci daranno molecole monosaccaridi
obbedite
vicino al pipì box-lucido brillano
elettriche placche tettoniche cullanti teste denudate libere e inquiete
sparlano all’improvviso ai non classificati
illuse cercano paradiso fiscale i correntisti
efebiche cantano allegramente tutte insieme
tritando tabacco in mano, rimbalzando sulla soglia della brillantezza
e con il titolo di stato dal rendimento di grazia.

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aveva facce necrose
la sua scrittura strisciava con la voce
nella gabbia metallica in cui era stato confinato
dopo aver messo in scena il suo teatro vivente
non stava ad aspettar risultati sconvolgenti
intorno mosconi che aspiravano il suo odore
egli senza spingere
non aveva più la testa sorretta dalla sua mano
sono ricordi
ma non sono i suoi
mangia frutti direttamente dal cespuglio
degusta la sporcizia sulla più piccola gemma
frutta che lo nutre
che lo sostiene
ora è senza gabbia
ed è ancora un uomo in fiamme incendi a parte
ovunque vada lui brucia
sulle macerie di quel folle che è il più grande poeta che conosco
sono ricordi
ma non sono i suoi

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lo tsunami
lo stress del proprio dentro
non hanno un pulsante di spegnimento
mi vorranno dire dimenticare le macerie
i detriti gli avanzi di purezza
che han bruciato
nella notte precedente
che non fertilizza più
terreno già deserto
crepe che si sentono troppo in profondità
i perduti non si trovano mai
si aspetta luce da una corona radiata
da una cometa esplosa
l’animo nudo della veglia passa sopra e la distrugge
siamo là, riversi.
di lato,
nel riflesso del giorno
l’oro del mattino
scandisce il tempo
che ronza
per riuscire a farsi ricordo
nel folle vivere del vuoto
nelle sue slanciate parallele
senza rete
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l’airone in su le zampe
osserva resti di un foglio bruciato che non prende il volo
il vento soffia sibili
a brandelli li porta via
cade una sigaretta appena accesa
il braccio guida il fuoco verso il bruciare sballottante al suo perimetro
come si può aiutare un cieco
quando la visione è sfocata
promesse?
il pilastro della forza
mood in cima
tutti lo indossano per un momento
e si esplode di energia
con ruggenti fiamme di rimborso
sii gli occhi più limpidi da veder
i suoni più soavi
sii influenza per la mia coscienza ed equilibrio
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Oh, i verdi timidi
i caldi cupidi
i crini torridi
vanno avanti in passi sollevati
tanto per non pestarsi.
cruccio di un’implorazione
fango
perno
parole sorde
lame in alveoli sanguinanti che si ricongiungono
un johnny nello stomaco acqua calda e grana
con grane in te mi spando
ti gusto
con mosse segrete posti e opposti
nella camera da letto medica e separata
giallo covata
rare parole rivelano impudiche la presenza
di frenetica virulenta azione di passione
nella grazia assoluta dello spazio
il palpito morbido della vita
il premio
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ho fame
di grida buone che restino più
di una eco profonda nei timpani
ho fame
con occhi che vedono più
che parole letterali su una pagina
ho fame con la mente
dei profumi dimenticati dell’infanzia
ho fame di una lingua da toccare
miniera di verità
o di bugia che si possa amare
così oggi non starò a mangiare quello che c’era ieri
da una tavola imbandita da avanzi
pardon abbellita
meno ricca e buona di quella degli altri giorni
pruriti ci solleticano come lame di rasoio sulle labbra
oggi ho cucinato questo
mi impegno a fare lo stesso domani
in questo modo con un pò piu’ di tempo per parlare
si favellerà anche nella tua lingua
la mia fame non si placherà facilmente
sarà semplice cercare di trarre soddisfazione
da tutte le cose straordinarie che cerchiamo di vivere
che culminano in questo piatto chiamato vita
ci aggiungeremo una porzione di spezie sconosciute
e una carezza perduta

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come il colpo di coda di un pesce maledetto
ero qui insieme a te
l’affascinante uguale non era qui
e i tuoi occhi un universo
dove venivano incorporati il sole e gli anelli di Saturno
lui
una costante gravitazionale
volteggiava su di ogni stella cadente
che passasse alla deriva
ma più vicino di me
mai lontano
io sbucavo dall’acqua e dall’innocenza
con il selvaggio egoismo
di coloro che predano a bocca aperta
col sorriso buttato nella tua galassia
con le stelle e le tempeste di Giove che aspettavano
che ti avvicinassi.
affamato e instabile
animavo una colonia di coralli colorati in fiumi sbagliati
era sinfonia concerto armonia luminosa tra i sanpietrini
ero offerto
prezioso
come avessi avuto un silenziatore
non mi ero venduto al prezzo offerto
benchè stretto in crescita nei pantaloni
e dopo ogni secondo dolorante
riscomparivo in mezzo agli ambulanti
movente sinuoso
aggrappato alla sopravvivenza
non mi riusciva di essere tirato su per la lenza.

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un sistema rivolto contro se stesso che sopravvive
errori all’interno che nessuno può vedere
uno scoppio arrabbiato che spegne il cielo
un mago rispettabile con in mano un melo
tentacolare complessità
assunta da sospetti placati
conseguenze di vasta portata
silenzi infondati
nolenti e sfondati
cachi e pere
occhi cremisi
nel bosco nero
fuochi isolati
tra i sassi del greto
chiave di volta
al vertice di un arco
polvere di tempo
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eravamo semi
gettati da cadaveri viventi nei campi
con un tremito
tra le righe di una poesia deprimente

tra alti e bassi
innaffiati da qualcosa
lasciati andare
eravamo la linfa dei pini
schegge nelle mani
fino all’arrivo di una pioggia spietata
che è calata in un diluvio invasore
lasciandoci intrappolati
con un corpo piegato
che conserva fiducia
e attese sulla nostra porta
siamo cresciuti come erba gialla della pianura
con favole che escono da labbra increspate
come scarpe dimenticate
sotto il portico di una casa
è stato così
sarà per sempre
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dopo quel messaggio sul cellulare
ho continuato ad assordarmi con pensieri incauti
erano pronti a disfarmi in polvere
ora voglio scurire il tuo ricordo
lo faccio per me
troppi fumi mi hanno riempito i polmoni
hanno forato le vene
disperso mi ero schiantato dentro una strozzatura
tu eri già sorda
attendevi i parolieri dell’infinito
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ascolta il silenzio
parola indipendente dalla lingua
vorrei averci potuto contare
ma è qualcosa che tutti sappiamo non si può fare
e domani di nuovo bagaglio repentino
cosa succederebbe se ogni stella fosse nostra amica
già non sono facili da trovare
è più frequente trovare ombre come compagne eterne
che si insinuano lentamente nel buio
se tu fossi spaventato ti darei il sole anzichè
farti galleggiare nel buio infinito
invece diamo ordini alla terra
come in un dream team appassionato
vendiamo alberi da frutto succulento
sotto un cielo azzurro
prati d’oro con torrenti chiari
aria pura che galleggia nella brezza
che tranquillamente e delicatamente aggiunge luci e colori
alla nostra intossicazione familiare
guardi in alto
gli uccelli in stormi sono belli andati
hanno volato per la loro strada
quelli che sono felici di vederti
cadono come un tuono silenzioso
con loro in questa terra
in cui non c’è più posto
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dopo circa mille immagini mi voltai di scatto
e come un miraggio
ti vidi
la mia mente cercava proprio te
sguardo ribelle di una vera dea
la vera regina della vita
di quell’esperienza
il significato di un essere supremo
in equilibrio e con cattivo tempismo
ero guidato verso casa
ma sapevo che non era quello il posto
verso cui stavo andando
non è quello che è successo
dopo aver avvertito il ronzio che mi ricordava quella sera
in un momento rivelatorio
la carcassa decaduta
in qualche modo l’ho ottenuto
e non posso dare risposta a questo
ho trascritto tre parole e tu non c’eri più
so di essere ancora qui
con la paura di cadere completamente nuovo in te
pieno di domande
e amore
per te
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resta e indugia
a sinistra in braci
replay cascate d’acqua e fiamme
nessun giorno fa belle promesse da solo
devono essere massaggiate ad ore
da agili dita e menti ingredienti
felicità non significa durare per sempre
é una storta di vetro
tu puoi
leccarla lentamente
lungo il guado del torrente
la parola riscaldava di bellezza la notte
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ogni giorno
sento l’ulcera
da qualche parte dello stomaco
è un maciullato clichè
dita che premono buchi infuocati
lasciando rimasugli del loro disgusto
righe di strappo e linee di destino sbarrate
mi sto ancora a chiedere
se era Lucifero che hai visto negli occhi
o se gli dei ci hanno condannato
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tutta discesa
e chi se ne frega
la mente oscillava frenetica
tra le scuse che stavo per rifilare per non perire in assurdo polverificio
in una inconscia catarsi avevo bisogno di fare così
fattone di passioni zoppe immaginarie
in una cava che mi imputava dopo aver sentito nella vita
un mondo mai esistito e che mai esisterà
in cui il bene regna e tutti sono buoni
la bellezza arava decimandoci
iniettando gioia lungo i confini dell’essere
albergavamo in quel mondo
dopo il risveglio e per un attimo
anche sul ciglio di un fosso
quando l’agio blindato fanghiccio ci battezzò nel Danubio
in esperimento vivisettorio
ti prego rovina conosciuta dammi ancora qualcosa fatti usare
e userai me
non riesco a dormire
baratto tutta la mia attenzione perchè tu possa abbracciarmi di nuovo

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è il tipo di serata
in cui i fantasmi si riuniscono vicini
siamo fortunati
a condividere sotto questo cielo
strade vetrate e alberi
tra luci spente e monti bui
siamo diventati filanti nel vento
e consapevoli lungo le braccia
la verità non è come ce la ricordiamo
o come se ne ricorda
non è un calcolo
un compromesso
un diagramma
la verità è la voce più forte che sentiamo
gli occhi più duri che ci guardano
e tutte le cose che seguono

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il mio nome è casa
totem della nostra storia
conosciuta anche come riparo
il sorriso di un padre
legni aromatici nei riverberi di sole
conosciuta anche come profumo nel bagno di una madre
peonia
fresia
alghe marine
muschio di quercia
conosciuta anche come sicurezza di braccia avvolte
luce costante
intenzione di esserla
dominante e imprescindibile
tenere mani in preghiera con speranza
ho affrontato bufere che non mi potranno demolire
non mi piace essere una casa gelosa e invidiosa
sono grande per pensare queste cose
mi piace essere guardata ed avere successo
per i miei vecchi abitanti
odio le partenze
adoro i benvenuti
ricordatevi di me perché
saprò sempre essere
giardino immortale di soddisfazione

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camicia nuova e liscia taglio dritto e in forma
barlume di bellezza che vi uniforma
alla ribalta come un fulmine concentrato
il sorriso è la maggiore priorità
nelle vostre doglie
e’ ciò che svetta nel parziale
dove c’è quello che volete coronare
un contratto macchinale
esponenziale labiodentale
sommatoria di righe calligrafie parole anestesie
fonometrie perse in una anosmia
il vostro modello che rinsangua
in labirinti di origini sconosciute
integrale perplesso con innumerevoli direzioni
si canta un ritornello che stanca
l’insoluto non affiora
ti esplode da sotto massiccio
riflessioni riavute veloci come schegge affilate
in argento lucido
ti penetrano
sei accecato
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La nostra ora d’amore
una melodia stregata
di tasti del pianoforte
in una spaccatura di tempo
picchi di melodie dilaganti
strappi sulle unghie
l’esultanza di un attimo
il mio fondo in profondità
scivola prolifico
successioni di giornate egizie
in uno spazio risplendente
per ergere una piramide
presi così
in accordi
progressioni
profusioni
con questa illusione
siamo invischiati nella brillantezza del giorno prima
trasportata nel tempo da note che riverberano
tuonando
rombanti

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che vinca la forma
la forma di vita loquace
non il grano di solitudine
lo sterco di interregno il saggio rimpianto
la bara d’amore il sigillo letterale
vinca la mossa spettacolare
uscita dallo specchio in cui era nascosta
eccitata rosa fiorita
corvo che strilla
botta di bastone chilometrico sul cervello
laddove la brillantezza non solarizza
ci suppuriamo nel freddo passando tutto al setaccio
seppur l’era del bastone sia passata
serpente si palesa in oceano sconfinato
rimango a riempirmi dell’odore marcio del giunco in tempesta
nel fondo umido dei boschi
con felci di cui canto le fattezze per mezzo di speaker terrificanti
scrab frattale in obliquo e spaccato impasse
ma non devo enunciarlo
non devo imbrattare la vita con tutto questo
sprofondando oltre la tela del cielo
tento di entrare nella sua loggia sinistra
ed uscirne senza morire

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i film finiscono
facebook si blocca
i negozi si spengono
il deserto non si fertilizza
non potrà mai essere tutto a posto
la mano si trasforma da utile a deformante
l’emozione umana è eruzione
erezione
è così fottutamente bello che esista quest’emozione
e noi esistiamo viviamo
ci stiamo programmando in questo modo di pensare
un programma di vita
pianifica una vaga idea
il nostro scopo è quello di essere il meglio che possiamo
essere
eppure abbiamo cuori e anime
e non importa quanto
strettamente uno ci tenga
a rispettare le regole
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la pila di sedie da giardino in un angolo
attende con nostalgia che l’estate riprenda il sopravvento
quando il vento porterà il mormorio dei grilli
e il vago odore di trifoglio
se ne stanno lì ammassate insieme
come se stessero cercando di generare calore
fili sottili lunghi di ragnatela
come i capelli delle donne vecchie
il miraggio fumoso di un amore
in cucina il vecchio tavolo di quercia è appena stato eliminato
e puliti intorno ad un altro tutta la congrega si riunisce
per mangiare parlare di lotta e di favole
il superiore è deformato malconcio
spesso sente la minaccia dei nuovi
che vorrebbero chissà cosa ottenere
se solo sapessero quanto gli importasse
la chitarra è appesa al muro a terra non utilizzata
si ricorda l’ultima volta che ha strimpellato
era stata cullata sulle ginocchia di qualcuno
a cui tremava la voce
con la flessione dei muscoli che abbracciavano il gesto
l’ occhio nero del superiore vede i suoi discepoli
studiare attentamente sui computer toccando i tasti
cercando e credendo di scoprire qualcosa
ma nulla viene fuori dallo strumento nessuna canzone nessun brano
per i discepoli un divertimento
nella camera da letto una valigia vuota
come una goccia esausta
ad aspettare
di essere riempita
per un’impresa
per qualcosa
partire
e rompere
la monotonia
dei giorni
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vento increspa acqua statica
dopo un’estate secca e calda
sveglio tutta la notte ancora una volta
nelle prime ore del mattino
rocce contro la volontà dell’acqua
ho seguito una barricata fino a che non mi dispersi
accuso tutto per la tua partenza
ho strofinato via dalla memoria questo anno con costanza
i medici dicono che c’é
un battito cardiaco
ma è senza cuore
è spezzato
lo posso chiamare come mi piace
può essere quello che vuoi
ma forse non amore
qualcosa di simile
forse sole e stelle
che marciano forti per risplendere
ho bisogno di te mi interessi te
non potrei agire come se tu non ci fossi
posso continuare a correre così forte?
non era amore
ma bisogna ammettere che è stato qualcosa di simile
deve aver significato qualcosa
e adesso?
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il mare turbolento oggi
le sue onde si infrangono contro la riva
il suo rumore immerso in un boato fragoroso
mi spinge a giocare con suo fratello il vento
nei miei capelli nodi vincolanti
e aggiunta di grovigli
le mie intenzioni non sono sufficienti all’infinito
vento che gioca in modo ruvido
tra le dune erbose
i miei pensieri si sentono piccoli
irrilevanti in questa vastità l’aria salata è come liquirizia sulla mia lingua
mentre il sole già in camicia da notte magenta e arancio
se ne va portando dietro la sua perenne sfida
piccole pietre piatte da far saltare sulle onde
come ladri con agili zampe
rimbalzano senza gravità solo per essere inghiottite
mi tuffo nel silenzio
nessuna presenza del petto
premo il mio orecchio ascoltando
niente batte per me vive per me
niente batte per me vive per me
si prega di vivere dice un cartello lì sotto
una semplice richiesta
lo guardo lo lascio indietro
e più leggero di quanto non fossi prima
lascio la riva

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quando sono alla porta
urlano il nome come un avvertimento
il suono dei verbi udito come un cane da caccia
sonnambuli in bagni chimici
pisciano in mezzo ai fradici
fiori selvatici crescono infestanti
si insinuano come cablati su alberi
una scintillante sensazione di stordimento nell’aria
un cuore insufficiente
un radar spento
dentro un cerchio
teste rovesciate piegate
vita scorticata viva
usciti da quelle asfittiche cupole
con stracci laceri
una sbornia assassina li inghiottiva
nel reticolo di strade e di incroci verso casa
lasciavano indietro uscite di fumo
e andavano in decomposizione

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~strade bianche assolate lungo sentieri appassiti astro a picco
mostrano come rispondere a sorrisi
linee bianche in polvere occhi nascosti da lenti scure
e un gran caldo
tutte e solo persone burbere in circonvalla
lungo il viale ostiene
fiori dipinti della vanità
sospingono inumanità e sambuca
inalo polline e respiro caldo dalle tue labbra screpolate
che non sono per me ma per persone abbindolate
contrazioni di viso sanguinoso dopo incontri occasionali
un cappio drappeggiato attorno a questi giorni finali
unti di sole
nella parte posteriore della gola
amaro che non si può sputare in gola
mani congelate da ossessioni
percorse da inutili ambizioni
in quell’estate che aspettavo e che non è mai venuta
sento la profezia adempiuta sotto il sole
che alimenta battito di cuore metallografico
cadono soli silenziosi contro un volto scheletrico
e ardui ora verso il mezzogiorno che si apre
ne avvertiamo i misteri

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
ronzo sbronzo guardo in alto le camere ai piani pareti bianche
svuotate di organi vitali sorrisi di clienti infelici notturni
parcheggiasogni
il privato di una camera da letto
indicato dalla luce nel cielo quando dalla strada
scorgevo il buco bianco pallido conficcato nell’empireo
la luna di tutte le notti
quella abituale
mi vedevo nella sua piccola gittata
pronto a inseguire gli scazzi
vorrei lasciarli andare
lo faccio con le cose che ho sempre voluto dire
sei meno un quarto
una macchina perde i cuscinetti nel rollio delle rotatorie
per i pensieri e i movimenti di ieri sera
né essa né io possiamo sapere se siamo tutti in partenza
o in arrivo
non sono mai stato così prima
non in senso vero e proprio
fuso in un manto dolorante odore di asfalto burro di colazione
la carreggiata è un confessionale
e l’inno delle autoradio
l’esecuzione di potenza delle batterie
di carcasse umane in derapata
mi fa mormorare sulle ginocchia qualcosa
confondo scrigni di un tesoro che non esiste
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
la vecchia corteccia caduta dagli alberi
si deposita sul terreno
insieme a foglie secche
dopo l’incendio iniziato ai margini della statale
tra strada di roccia e calce
dalla collina alle nostre case
i camionisti in fila aspettano cene scandite da una legione di nomi
vincitori e vinti
gli anni incavati in stelle di Natale
l’esilio curato dal tempo scava un tarlo
che sta fermo un’ora immota
in posti che inducono a farsi dono interno
tutti baciano campi
gioia sciama sulle mani di angeli e fiori di ghiaccio nella nebbia
stringhe d’oro di giorno in attesa di nuova stagione
che le rondini volino
i bambini aspettano l’altalena
la mente e il corpo sono tatuati
a contatto con la terra
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
sai di capire
tante parole
sprecate
su ciao e arrivederci
che non fanno sentire alcun peso
mostrarle dirle
come se fossimo stipati in bolle di rumore
lottiamo
fuoco con il fuoco
bruciando tutto quello
che c’è nel nostro petto vuoto
messi via senza sbocchi
macchie schizzate rotte
rivendicate e ininterrotte
salva il tuo respiro
non sprecare parole
la ruggine è bella

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
cieli di giorni che non verranno mai
le nuvole costruivano forme
gli uccelli stavano attorno ad un filo
in un cielo discendente
ora mi rimane la pazienza
di spendere la notte a poppa del cosmo
con la forza trainante
di un carro fiammeggiante
rimorchiato
dal riverbero delle grida di quello che ero
ho fissato ombre di film
glissando su perle di vetro animate
da rubicondi tramonti
era un gioco passarci sopra col pensiero e scordarle
occhi sulla lisciatura dei marmi scuri che mi portavo appresso
cieli che non ritorneranno

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voci disperse

tu
stai respirando me
io ero
nella tua respirazione
la mia autenticazione
una piccola fiamma
in mezzo a tante piccole cose
la vita scritta sui muri
con scritte d’amore ivi impresse
un giorno i polmoni dei passanti
respireranno
il fumo delle conversazioni
generate da quelle scritte

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hai avuto un cuore spezzato
pensi che non ne hai mai avuto uno?
non è mai tardi
ottienilo
per ottenerne uno
sii sincero
impara la sincerità degli intenti
lasciando la vita entrare
non hai potere
nel modo piu’ assoluto
di fare altrimenti

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

e con il rosso d’autunno
con il morso d’amore della mattina
la cucitura che formava sulle braccia
un arazzo dei nostri movimenti
inseguivo con gli occhi il fumo della pioggia
sulle strade che sembravano lavagne
in questo autunno non c’è niente di più vero
dell’onestà di un bel momento
quando raggiunsi il cuore che avevo perso
e lo tenni vicino
dove il mio era già stato
adesso perdonalo se è scivolato
fuori
dalla tua casa
dal mio petto
tutte quelle notti fa
quegli occhi piatti
erano sul serio pozze in cui volevo annegare
accompagnato da nient’altro che
dal saluto della luna

 

È stata una bella invenzione il nuovo cervello elettrico calda agitazione simbiotica nelle pieghe di foglie malate caldo sole che illumina da anni i nostri passi mentre calpestiamo sabbia dorata creatori di fotocopie escatologiche di pensieri dentro ramificazioni che ricordano i capelli delle gorgoni merciai trafficanti di valori minutaglie in circolo sotto lordi fendenti dati di taglio e lisciviature iconoclaste il sale della terra svolazza libero le onde di questo oceano digitale fanno splash tramonti striscianti dipinti dalle tastiere stretching muscoli fomentati da tecnologia hanno decorato i bordi di torte per feste e stregonerie spingono la notte sotto teloni e latta tutto andava bene e tutto era luminoso gli orari di apertura erano precisi sotto grande laboriosità
fino a quando venne una tempesta in un lampo che digrignava distruzione e buonanotte senza poter più contemplare insaziabile il sanguinamento suturato dei cervi innamorati nessuno avrebbe potuto trovare più il suo posto disperso nell’era della distruzione dell’informazione.

Ouverture

so che scrivo ai rimanenti pesi che stanno diventando forti che qualcosa mi ha gettato in un oceano con una zavorra che pesa come un convoglio so che tremano rocce nei fondali non le riesco a vedere e dopotutto non me ne importa mi dirigo verso di esse e non posso toccarne la profondità né far riposare la testa sapevo che avrei dovuto chiudere la porta invece ogni giorno ho sbirciato dentro sono andato e ho esplorato elementi che sono imprigionati rocce che sono incollate più solide che mai non posso fare niente in questa ouverture del silenzio che urla ad alta voce non posso credere che mi darebbe conseguenze vorrei prendere le rocce a mani nude e questo è impossibile
ho un solo desiderio rimanere in questo modo essere così intensamente e totalmente in amore non perderlo del tutto neanche quando sarò affogato e gettarmi giù di nuovo senza sapere nulla bocca parole senza suono un cedimento tra due montagne che liberi qualcosa dagli abissi non chiedo di salvarmi in questo sogno di sapere se qui vi rimango con il respiro pulsante non mi pento di nulla
vicino a te

uno e due l’asino e il bue
tre e quattro la pulce e gatto
vocio ci investe
lasciandoci inebetiti tramortiti
una cascata di colori per un mondo essiccato
preda delle meteore quando le galassie si riassettano
trovo calore in un reticolo fasullo
memorie cancellate
da natura infedele
dalla storia infame
col mio veliero malridotto in acque azzurre mi immergerò
e continuerò a vivere vicino a te
narcotizzando il mio cuore malato
siamo svegli
questo è tutto ciò che è sempre importante.
Dedica

a volte quando penso a te non vorrei avere niente niente proprietà niente legami nessuna cosa da fare in agenda nessun oggetto in garage perché un uomo senza niente ha tempo per fare l’amore su una coperta sotto il cielo notturno stellato baciarti mille volte contare singole linee all’interno dei tuoi occhi fino a che non le capisca tutte un uomo che non possiede niente ha tempo per ascoltarti quando piangi quando ti lagni quando parli senza fermarti per tutta la notte ha tempo per farti qualsiasi tipo di promessa anche quella che andrà tutto bene anche quando tu non sai come fare egli vuole che tu sappia che presto sarà tutto a posto egli ha tempo di tenerti stretto ha tempo per te.

 

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“scarabocchi”

battito di martello
lembo
fuoco
folata di vento
gorgogliare

palpebre pesanti
Esaurimento che dipinge il corpo
Blu scuro

baritono vibra nelle mie ossa
frequenze conosciute

battito di martello
lembo
fuoco
folata di vento
gorgogliare

mano nella mano con il dubbio
Determinazione
In esecuzione

trappola
due passi avanti
un passo indietro

avvolto dalla freddezza
La speranza
gli arresti

ansimante
conati
acqua stagnante
nero
aria pura

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Inquieto con lo sguardo perso,
tu giovane che hai l’universo
Dimmi
vedi oltre il sole
o sei abbagliato dal buio
Dimmi, hai in te le attese
nei passi solerti di entusiasmo
o sei già dentro le nebbie,
hai catene ai polsi
che ti tengono prigioniero
d’isterismi insoddisfatti.
M’inquieta la tua pupilla assente, tu giovane
che hai il destino ancora in fasce
Forse aspetti la mano della saggezza,
forse vuoi udire il rintocco del cuore,
e non sai, né riesci ad amare
perché ti pare che nessuno ti ami
giovane e spaurito la tua aspirazione
è morire dentro il surreale…
ondeggiare;
ma è nel vivere la tua lotta
che saprai della tua sopravvivenza,
in quel battito dell’orologio che segna il passare del tempo
in quel battito del cuore che segna il passare delle emozioni
in quel girovagare nei volti che ti parlano,
passano i segni dell’uno e dell’altro.
Nell’anima rimangono i segni dei loro significati.

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Ancora parole forme onde e colori nel continuo
ancora detti sui tetti immensi dell’allucinazione
semplici sillabe
per ricostruire il presente
sulle rovine del passato
per liberare atomi nella fiamma
urlare un’unica fede.
Ancora una parola per sognare e vivere.
una difficile parola
da pronunciare sulle basi che ci tengono lontano.
Ancora una parola detta senza paura
percorrendo sentieri già tracciati
da una parola che non si cancella.
Una cascata di parole per un mondo essiccato
preda delle meteore, quando le galassie si riassettano.
Ho qualcosa per te, ma non in quel modo che credi.
Mi sento al sicuro con te.
Mi piace averti intorno.
Posso dirti tutto.
Ho le più belle conversazioni con te.
Possono essere leggere o profonde,
mi diverto con te.
Voglio sapere tutto di te.
Eppure queste cose non si possono aggiungere al tempo,
queste cose non si moltiplicano.

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mitragliatrici acchiappa fantasma invadono le citta’
bussolotti ultravioletti bersagliano il cielo
carri armati si trascinano nel pantano
sommergibili negli abissi all’impazzata
aeroplani con dinamite si scagliano nel vuoto
vetro rotto nella sabbia
mine anti-uomo nei giardini
drogherie saltate in aria campanili in fiamme case demolite
spiazzali gremiti di terra umida e nera fumogeni nella notte quieta
sobborghi saccheggiati
cimiteri smantellati
gas velenosi ammazza bestiame missili in uno schianto frontale
citta’ sepolte da macerie
parigi annientata londra nella spazzatura
hong kong spellata viva
Berlino schiacciata Sydney divorata da lombrichi
avanziamo verso una cieca distruzione aspettando di
dire fare consentire stati di fatto scoppiare
assordando questo posto infestato di cose senza senso
il deserto della memoria
la previsione e l’inevitabile la vicinanza di spirali
la trasformazione inascoltata
cerco una liberazione

folle  disperazione

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“Anti you”

voi che ci avete cresciuto nell’ipocrisia dei dogmi e delle vostre morali
voi che ci avete chiuso gli occhi e legato le mani sul nostro futuro
voi che ci avete reso complici di un crimine in nome del progresso
voi con il perbenismo di potere mirato al controllo dei nostri sogni
innumerevoli menzogne e climi sociali creati ad arte tramite i media,
voi cercate di farci chiudere a riccio derubati del tempo e controllati
come se ci dessero in mano delle chiavi per aprire delle porte che nascondono muri
stronzi che si alimentano con la nostra condizione.
Loro hanno a disposizione anche altri strumenti per lo stordimento cerebrale,
Sono riusciti col tempo a fare in modo che le loro mani possano affondare nel nostro cervello per manipolarlo a loro piacimento Poveri umani hanno inventato il tempo per affannarcisi dentro penando per falsi doveri impantanati nel blocco e raggomitolati su rimpianti. Marionette che ballano e si usano, mentono, trascinandosi a peso morto verso un futuro che è soltanto la ripetizione di un presente fatto di inganno
Noi siamo più forti della confusione che ammala la nostra esistenza
puoi a tuo modo alzare la testa ed essere forte. devi vivere devi essere forte, forti lo si è anche accettando di essere deboli per poi risalire. devi e puoi essere in grado di procedere con le tue forze.
Sei tu che muovi il tuo corpo, sei tu che osservi il mondo nessuno può dirti come devi fare

solo tu sai come deve essere.